sabato 27 agosto 2011

ITACA

Se per Itaca volgi il tuo viaggio,
fa voti che ti sia lunga la via,
e colma di vicende e conoscenze.
Non temere i Lestrìgoni e i Ciclopi
o Poseidone incollerito:mai
troverai tali mostri sulla via,
se resta il tuo pensiero alto, e squisita
è l'emozione che ti tocca il cuore
e il corpo. Né Lestrìgoni o Ciclopi
né Posidone asprigno incontrerai,
se non li rechi dentro, nel tuo cuore,
se non li drizza il cuore innanzi a te.

Fa voti che ti sia lunga la via.
E siano tanti i mattini d'estate
che ti vedano entrare (e con che gioia
allegra!) in porti sconosciuti prima.
Fa scalo negli empori dei Fenici
per acquistare bella mercanzia,
madrepore e coralli, ebani e ambre,
voluttuosi aromi d'ogni sorta,
quanti più puoi voluttuosi aromi.
Rècati in molte città dell'Egitto,
a imparare e imparare dai sapienti.

Itaca tieni sempre nella mente.
La tua sorte ti segna quell'approdo.
Ma non precipitare il tuo viaggio.
Meglio che duri molti anni, che vecchio
tu finalmente attracchi all'isoletta,
ricco di quanto guadagnasti in via,
senza aspettare che ti dia ricchezze.


Itaca t'ha donato il bel viaggio.
Senza di lei non ti mettevi più in via.
Nulla ha da darti più.

E se la trovi povera, Itaca non t'ha illuso.
Reduce così saggio, così esperto,
avrai capito che vuol dire un'Itaca.


Costantino Kavafis

giovedì 25 agosto 2011


E a parlar di un'arte come si fa? di fronte alle arti delle bellezze umane, del pensiero che esce e prende forma, suono, parola, immagine, profumo, ideologia e ragione, come si fa rallentare e dire, preferisco questa a quella...io non ho freno e mi commuovo davanti ad un panorama che c'è stato donato da chi sa chi, quanto di fronte ad un gesto d'umanità, tanto quanto dall'insieme delle proporzioni che rendono armonia ed esaltano le capacità della mente o del cuore..chi lo sa dov'è collocata la bellezza, credo sia espressione del miglior connubio tra l'anima immortale e la finità della ragione.



sabato 20 agosto 2011

RINUNCIA





Come faccio a dirti che sei l’infinità delle stelle,
e che tutte non basterebbero a contare il mio amore.
Come faccio a dirti le parole che non trovo,
poichè ciascuna diverrebbe prigioniera della sua stessa forma.
Come faccio a dirti che confondo il mio respiro con il tuo,
in un’indistinta materia dentro a un unico corpo.
Come faccio a dirti che in ogni mia infinitesimale parte
nasce l’ immaginifica convinzione del sublime di te.
E come faccio a dirti che perdendoti rendo eterno il mio amore.

domenica 14 agosto 2011

AL LETTORE

Stoltezza, errore, peccato, avarizia
occupano i nostri spiriti e tormentano
i nostri corpi e, come mendicanti
che i loro insetti nutrono, educhiamo
piacevoli rimorsi. Son caparbi
i peccati, vigliacchi i pentimenti;
le nostre confessioni lautamente
ci facciamo pagare, e nel fangoso
sentiero ritorniamo lieti, illusi
d'aver lavato con lacrime vili
tutte le nostre macchie. Sul guanciale
del male, a lungo il Trismegisto Satana
lo spirito incantato culla, e il ricco
metallo della nostra volontà
vien svaporato da quel dotto chimico.
Regge il Diavolo i fili che ci muovono !
Un fascino troviamo in ogni cosa
ripugnante; ogni giorno, senza orrore,
tra il puzzo delle tenebre, di un passo
verso l'Inferno discendiamo. Al pari
d'un dissoluto povero che bacia
e morde il seno martoriato d'una
puttana antica, noi rubiamo a volo
un godimento clandestino e, forse,
come un'arancia vizza lo spremiamo.
Serrato, brulicante, come un numero
smisurato di vermi, nei cervelli
ci gozzoviglia un popolo di Dèmoni,
e nei polmoni ci discende Morte,
al respirare, come un'invisibile
fiumana, con lamenti lunghi, sordi.




Se stupro e incendio, se veleno e spada
non hanno ancora con graziosi segni
ricamato il banale canovaccio
dei nostri miserevoli destini,
è perchè, non ha, ahimè, bastante ardire
l'anima nostra. Ma fra gli sciacalli,
le pantere, le cagne, gli scorpioni,
le scimmie, gli avvoltoi, i serpenti, i mostri
che guaiscono, urlano, grugniscono,
rampano, tutti nel serraglio infame
dei nostri vizi, uno ve n'è più orribile,
più maligno, più immondo! E se non si agita
con grandi gesti, e se non lancia in alto
le sue strida, potrebbe facilmente
far della terra una rovina, e il mondo
ingoiare in un unico sbadiglio:
è il Tedio! - L'occhio gonfio di una lacrima
non voluta, fantastica patiboli,
fumando la sua pipa. Un tal soave
mostro, lettore, lo conosci ! - ipocrita
lettore , - o mio simile, - o fratello.


Charles Baudelaire

sabato 6 agosto 2011

DEVO MOLTO A QUELLI CHE NON AMO




DEVO MOLTO A QUELLI CHE NON AMO

Il sollievo con cui accetto che siano più vicini a un altro.
La gioia di non essere io il lupo dei loro agnelli.

Mi sento in pace con loro e in libertà con loro,
e questo l'amore non può darlo, né riesce a toglierlo.

Non li aspetto dalla porta alla finestra.
Paziente quasi come una meridiana,
capisco ciò che l'amore non capisce,
perdono ciò che l'amore non perdonerebbe mai.

Da un incontro a una lettera passa non un'eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.

I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate, i paesaggi nitidi.

E quando ci separano sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi che trovi su ogni atlante.

E' merito loro se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.

Loro stessi non sanno quanto portano nelle mani vuote.

«Non devo loro nulla» - direbbe l'amore -
su questa questione aperta.


Wislawa Szymborska


Camminavamo senza cercarci pur sapendo che camminavamo per incontraci.

Julio Cortázar
TI HO SEMPRE SOLTANTO VEDUTA

Ti ho sempre soltanto veduta
senza parlarti mai,
nei tuoi istanti più belli.
Ma ho l'anima ormai tanto tesa,
schiantata dalla tua figura,
che non trovo più pace
al suo brivido atroce.
E non posso parlarti,
nemmeno avvicinarmi,
ché cadrebbero tutti i miei sogni.
Oh se tale è il tremore orribile
che ho nell'anima questa notte,
e non ti conoscerò mai,
che cosa diverrebbe il mio povero cuore
sotto l'urto del sangue,
alla sublimità di te?
Se ora mi par di morire,
che vertigine folle,
che palpiti moribondi,
che urli di voluttà e languore
mi darebbe la tua realtà?
Ma io non posso parlarti,
e nemmeno avvicinarmi:
nei tuoi istanti più belli
ti ho sempre soltanto veduta,
sempre soltanto sognata.

Cesare Pavese

mercoledì 3 agosto 2011

LEV TOLSTOJ


La felicità, ecco quel ch'è – disse a sé medesimo – la felicità sta nel vivere per gli altri. E questo è chiaro. Nell'uomo è stato posto il bisogno della felicità; esso dunque è legittimo. Appagandolo egoisticamente, cioè cercando per sé la ricchezza, la gloria, i comodi della vita, l'amore, può accadere che le circostanze prendano una tal piega che sia impossibile soddisfare questi desideri. Per conseguenza, questi desideri sono illegittimi, ma non è illegittimo il bisogno di felicità. Quali desideri possono dunque sempre venir soddisfatti, nonostante le circostanze esteriori? Quali? L'amore, l'abnegazione.