FINE ANNO
Chiudo l'anno con una poesia, dedicata ai pochi visitatori di questo spazio, amici e non! La dedico con la speranza che il nuovo anno porti ad ognuno di noi quanto desideriamo.
Sabato pomeriggio o Meriggi d'amore
E son sempre con te
in ogni istante
e questi meriggi sono
il nostro desiderio che
così forte e prepotente di
possesso di corpi e di carne
non ha indentità
e si perde nello scambio
di baci e carezze per essere di due
unico elemento
e si fonde ed arde
in un fuoco che non si doma
in una costante arsura in cui
l'acqua non basta all'acqua
per potersi dissetare
e la spada
riscaldata dal fuoco e bagnata dall'acqua
fendendo
implacabile ed indomabile
nella sua terra più fertile
grida nel gesto d'amore più alto
per sentire
nell'infinità del cielo
il senso della vita.
Noi siamo convinti che il mondo, anche questo terribile, intricato mondo di oggi può essere conosciuto, interpretato, trasformato, e messo al servizio dell'uomo, del suo benessere, della sua felicità. La lotta per questo obiettivo è una prova che può riempire degnamente una vita. Enrico Berlinguer
sabato 27 dicembre 2008
martedì 23 dicembre 2008
Un amico scrive questo:
SCRIVERE E' COMUNICAZIONE. Anche gli scrittori più bravi fanno degli errori, persino errori di grammatica, molto spesso.Pertanto, non bisogna lasciarsi intimidire dai mostri sacri. Hanno cominciato come tutti nell'insicurezza, e molti sono sacri solo perchè santificati da amici potenti nelle redazioni culturali dei giornali o nelle case editrici. Poi ci sono, al contrario, quelli che sanno scrivere benissimo e conoscono anche il nome di tutte le componenti stilistiche e le forme dell'elocuzione ma, come ha detto qualcuno, "Conoscere le parti di un'automobile, non corrisponde necessariamente a saperla guidare" C'è chi, parlando, dice di sapere e chi, in silenzio, mostra di sapere. Il mistero è proprio qui, nel saper suscitare vibrazioni o onde cerebrali che attraversano l'aria in forma sconosciuta e richiamano come feromoni il lettore. Uno può dire mille parole e non far capire nulla e un altro con due parole riesce a comunicare. Così è la vita, così sono gli uomini, così sono le parole.
Lello Buonsante.
SCRIVERE E' COMUNICAZIONE. Anche gli scrittori più bravi fanno degli errori, persino errori di grammatica, molto spesso.Pertanto, non bisogna lasciarsi intimidire dai mostri sacri. Hanno cominciato come tutti nell'insicurezza, e molti sono sacri solo perchè santificati da amici potenti nelle redazioni culturali dei giornali o nelle case editrici. Poi ci sono, al contrario, quelli che sanno scrivere benissimo e conoscono anche il nome di tutte le componenti stilistiche e le forme dell'elocuzione ma, come ha detto qualcuno, "Conoscere le parti di un'automobile, non corrisponde necessariamente a saperla guidare" C'è chi, parlando, dice di sapere e chi, in silenzio, mostra di sapere. Il mistero è proprio qui, nel saper suscitare vibrazioni o onde cerebrali che attraversano l'aria in forma sconosciuta e richiamano come feromoni il lettore. Uno può dire mille parole e non far capire nulla e un altro con due parole riesce a comunicare. Così è la vita, così sono gli uomini, così sono le parole.
Lello Buonsante.
martedì 9 dicembre 2008
K. Gibran, alcuni brani.
CANTO POESIA PAROLA
Se anche cantassi come gli angeli,
ma non amassi il canto,
non faresti altro che rendere sordi gli uomini
alle voci del giorno e alle voci della notte.
Kahlil Gibran "Il profeta"
--------------------------------------------------------------------------------
La mente soppesa e misura,
ma è lo spirito che giunge al cuore della vita
e ne abbraccia il segreto;
e il seme dello spirito è immortale.
Il vento puo' soffiare e placarsi,
e il mare fluire e rifluire:
ma il cuore della vita
è sfera immobile e serena,
e in quel punto rifulge
una stella che è fissa in eterno.
Kahlil Gibran "Gesu' figlio dell'uomo"
--------------------------------------------------------------------------------
DONO
Dai poco quando doni cio' che hai.
Quando doni te stesso, solo allora dai veramente.
Kahlil Gibran "Il profeta"
--------------------------------------------------------------------------------
La forza che difende il cuore dalle ferite
è la stessa che gli impedisce
di dilatarsi alla sua massima grandezza.
Kahlil Gibran "A Treasury of Kahlil Gibran"
--------------------------------------------------------------------------------
La fede è il senso del cuore
come la vista è il senso dell'occhio.
Kahlil Gibran "A Treasury of Kahlil Gibran"
--------------------------------------------------------------------------------
RESPIRO DI VITA
Vorrei che andaste incontro al sole e al vento
con la pelle, più che con il vestito,
perchè il respiro della vita
è nella luce solare
e la mano della vita è nel vento
Kahlil Gibran "Il profeta"
--------------------------------------------------------------------------------
Noi stessi siamo l'infinitamente piccolo
e l'infinitamemte grande
e la vita che li unisce.
Kahlil Gibran "The Wanderer"
--------------------------------------------------------------------------------
Dio mi guardi dall'uomo
che si proclama fiaccola
che illumina il cammino dell'umanità.
Ben venga l'uomo che cerca il suo cammino
alla luce degli altri.
Kahlil Gibran "Massime Spirituali"
--------------------------------------------------------------------------------
IGNORANZA
Devo ancora incontrare un ignorante
le cui radici non affondino nella mia anima.
Kahlil Gibran "Massime Spirituali"
--------------------------------------------------------------------------------
TRISTEZZA
Interrogo la tristezza e scopro
che non ha il dono della parola;
eppure, se potesse,
sono convinto che pronuncerebbe
una parola più dolce della gioia.
Kahlil Gibran "Prose Poems
CANTO POESIA PAROLA
Se anche cantassi come gli angeli,
ma non amassi il canto,
non faresti altro che rendere sordi gli uomini
alle voci del giorno e alle voci della notte.
Kahlil Gibran "Il profeta"
--------------------------------------------------------------------------------
La mente soppesa e misura,
ma è lo spirito che giunge al cuore della vita
e ne abbraccia il segreto;
e il seme dello spirito è immortale.
Il vento puo' soffiare e placarsi,
e il mare fluire e rifluire:
ma il cuore della vita
è sfera immobile e serena,
e in quel punto rifulge
una stella che è fissa in eterno.
Kahlil Gibran "Gesu' figlio dell'uomo"
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DONO
Dai poco quando doni cio' che hai.
Quando doni te stesso, solo allora dai veramente.
Kahlil Gibran "Il profeta"
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La forza che difende il cuore dalle ferite
è la stessa che gli impedisce
di dilatarsi alla sua massima grandezza.
Kahlil Gibran "A Treasury of Kahlil Gibran"
--------------------------------------------------------------------------------
La fede è il senso del cuore
come la vista è il senso dell'occhio.
Kahlil Gibran "A Treasury of Kahlil Gibran"
--------------------------------------------------------------------------------
RESPIRO DI VITA
Vorrei che andaste incontro al sole e al vento
con la pelle, più che con il vestito,
perchè il respiro della vita
è nella luce solare
e la mano della vita è nel vento
Kahlil Gibran "Il profeta"
--------------------------------------------------------------------------------
Noi stessi siamo l'infinitamente piccolo
e l'infinitamemte grande
e la vita che li unisce.
Kahlil Gibran "The Wanderer"
--------------------------------------------------------------------------------
Dio mi guardi dall'uomo
che si proclama fiaccola
che illumina il cammino dell'umanità.
Ben venga l'uomo che cerca il suo cammino
alla luce degli altri.
Kahlil Gibran "Massime Spirituali"
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IGNORANZA
Devo ancora incontrare un ignorante
le cui radici non affondino nella mia anima.
Kahlil Gibran "Massime Spirituali"
--------------------------------------------------------------------------------
TRISTEZZA
Interrogo la tristezza e scopro
che non ha il dono della parola;
eppure, se potesse,
sono convinto che pronuncerebbe
una parola più dolce della gioia.
Kahlil Gibran "Prose Poems
giovedì 30 ottobre 2008
30 OTTOBRE
E' trascorso un mese dall'ultimo post che ho pubblicato e sembra ieri.
Tempo che passa inesorabile, avvenimenti che ogni giorno ci pongono di fronte a domande alle quali, molto spesso, non riusciamo dare risposte....ma oggi è un giorno particolare, in cui non ci sono domande e non ci sono risposte.
E' un giorno che voglio ricordare così.
Fiore di Campo
Il peso della vita
ha curvato la tua forma
mostrando il tuo tormento
Il distacco ti ha ferita
lasciandoti tempo per pensare
e ricordare in silenzio
L'allegria ha fatto spazio
al lento trascorrere delle cose
che non avrà fine
Il fiore di campo
che è in te
mamma
non appassirà mai
E' trascorso un mese dall'ultimo post che ho pubblicato e sembra ieri.
Tempo che passa inesorabile, avvenimenti che ogni giorno ci pongono di fronte a domande alle quali, molto spesso, non riusciamo dare risposte....ma oggi è un giorno particolare, in cui non ci sono domande e non ci sono risposte.
E' un giorno che voglio ricordare così.
Fiore di Campo
Il peso della vita
ha curvato la tua forma
mostrando il tuo tormento
Il distacco ti ha ferita
lasciandoti tempo per pensare
e ricordare in silenzio
L'allegria ha fatto spazio
al lento trascorrere delle cose
che non avrà fine
Il fiore di campo
che è in te
mamma
non appassirà mai
martedì 30 settembre 2008
PROVOCAZIONE
Capisco di poter essere provocatoria, un po' retrò? demodé? nostalgica?
Forse tutto questo, ma c'è bisogno di riscoprire e ricordare che non dobbiamo mai perdere i riferimenti da cui proveniamo, che la libertà corrisponde al primo diritto di qualsiasi cittadino e il dovere di quest'ultimo sta nel non dimenticare mai che ogni giorno si deve nascere liberi.
FISCHIA IL VENTO INFURIA LA BUFERA
Fischia il vento ed infuria la bufera
scarpe rotte e pur bisogna andar
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell'avvenir
...a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell'avvenir
Ogni contrada è patria del ribelle
ogni donna a lui dona un sospir
nella notte lo guidano le stelle
forte il cuor e il braccio nel colpir
...nella notte lo guidano le stelle
forte il cuor e il braccio nel colpir
E se ci coglie la crudele morte
dura vendetta fara dal partigian
ormai sicura è già la dura sorte
del fascista vile traditor
...ormai sicura è già la dura sorte
del fascista vile traditor
Cessa il vento, calma è la bufera
torna a casa il fiero partigian
sventolando la rossa sua bandiera
vittoriosi, e alfin liberi siam!
...sventolando la rossa sua bandiera
vittoriosi, e alfin liberi siam!
Fischia il vento ed infuria la bufera
scarpe rotte e pur bisogna andar
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell'avvenir
...a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell'avvenir
Capisco di poter essere provocatoria, un po' retrò? demodé? nostalgica?
Forse tutto questo, ma c'è bisogno di riscoprire e ricordare che non dobbiamo mai perdere i riferimenti da cui proveniamo, che la libertà corrisponde al primo diritto di qualsiasi cittadino e il dovere di quest'ultimo sta nel non dimenticare mai che ogni giorno si deve nascere liberi.
FISCHIA IL VENTO INFURIA LA BUFERA
Fischia il vento ed infuria la bufera
scarpe rotte e pur bisogna andar
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell'avvenir
...a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell'avvenir
Ogni contrada è patria del ribelle
ogni donna a lui dona un sospir
nella notte lo guidano le stelle
forte il cuor e il braccio nel colpir
...nella notte lo guidano le stelle
forte il cuor e il braccio nel colpir
E se ci coglie la crudele morte
dura vendetta fara dal partigian
ormai sicura è già la dura sorte
del fascista vile traditor
...ormai sicura è già la dura sorte
del fascista vile traditor
Cessa il vento, calma è la bufera
torna a casa il fiero partigian
sventolando la rossa sua bandiera
vittoriosi, e alfin liberi siam!
...sventolando la rossa sua bandiera
vittoriosi, e alfin liberi siam!
Fischia il vento ed infuria la bufera
scarpe rotte e pur bisogna andar
a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell'avvenir
...a conquistare la rossa primavera
dove sorge il sol dell'avvenir
lunedì 8 settembre 2008
LETTERA APERTA A ANDREA CAUSIN, Consiliere Provinciale di Venezia
Egregio Dottor Causin,
sabato scorso, su La Nuova Venezia, ho letto l’articolo riguardante la proposta dell’ Assessore all’Istruzione della nostra regione, la Signora Elena Donazzan, la quale afferma di voler introdurre l’insegnamento, attenzione insegnamento, della religione cristiano cattolica nelle scuole, rendendola obbligatoria a tutti gli studenti, sostituendo l’ora scolastica di Educazione civica ed assurge che, la religione cattolica rappresenta “un ben preciso modello culturale di riferimento”. Puntualizzazione del tutto personale: è lei, come referato, che stabilisce quale sia la differenza tra i valori morali, religiosi e culturali, più alti e di riferimento, tra le varie religioni?
Il giornalista, come avrà notato, ha suddiviso l’articolo tra chi si ritene imbarazzato per la proposta, tra cui il presidente della regione Galan, chi si colloca in una posizione ibrida, praticamente Lei, chi la sostiene e chi invece ne è totalmente contrario, il Vice Presidente della Provincia, Dottor Ferrazzi. Ed è sorto in me un moto di disappunto nel notare che, anche in questo, il PD non trova comunione di intenti, idee e programmi per creare azione di contrasto, forte e decisa, a quanto questo governo, fatto di revisionismi e di moti reazionari, ci sta propinando.
Condivido il parere del dirigente, la signora Palumbo, nel portare all’interno delle scuole la storia delle religioni, peraltro una decina d’anni fa, in una scuola elementare di Torino, avevo dato anch’io la medesima indicazione alla allora direttrice didattica, convinta che stia alla base di ogni civiltà, sopratutto in un paese sempre più multirazziale come il nostro, sviluppatosi sulle basi di una Costituzione fondata sulla laicità dello Stato, mettere a confronto le varie etnie dando l’opportunità alle generazioni future, per una convivenza civile e di rispetto reciproco, di conoscere in modo più approfondito e corretto le analogie e/o differenze tra le religioni appartenenti ai vari popoli e farne di queste dei valori aggiunti.
Il mio avvilimento nel leggere l’articolo sta nell’apprendere che, tra lei e il Vice Presidente della Provincia, Dottor Ferrazzi, non vi sia una linea comune sull'argomento, ma che ognuno di voi, pur essendo appartenenti allo stesso schieramento politico, nella stessa regione e provincia, mettiate in evidenza le vostre opinioni discordanti e non quello che dovrebbe essere un programma unico e comune di una politica in cui i cittadini si possono rispecchiare. Quanto viene percepito corrisponde ad un lassismo generale da parte del Partito Democratico, suddiviso al suo interno in tante correnti, in cui risulta che le differenze di pensiero e di piano politico tra i due grandi schieramenti, centro destra e centro sinistra, si assottigliano sempre più, lasciando alla forza di governo un maggiore spazio di azione. E’ scomparsa dalla politica della sinistra, o meglio del centro sinistra, la forza nella capacità di creare la vera opposizione politica, che ha determinato la democrazia, nella sua accezione più pura, nel nostro paese.
La scuola, come istituzione primaria per la formazione civica e civile dei nostri figli, con le ultime proposte del ministro Gelmini, dal reinserimento del grembiule, all’insegnante unico, a quest’ultima, sta subendo degli scossoni dai quali difficilmente riusciremo ad uscirne e, nella prospettiva che questo governo porterà avanti la cosa pubblica per altri cinque anni, sono convinta che, se non viene fatta una battaglia politica seria, con intenti programmatici e di discussione comuni all’interno del centro sinistra, il paese subirà un arretramento, non solo di tipo economico, di cui già ne stiamo già subendo le conseguenze, ma di quei valori che sono stati frutto di lotte politiche e popolari che hanno reso l’Italia un grande paese democratico.
AugurandoLe Buon Lavoro,
Mariangela Chiuso
Egregio Dottor Causin,
sabato scorso, su La Nuova Venezia, ho letto l’articolo riguardante la proposta dell’ Assessore all’Istruzione della nostra regione, la Signora Elena Donazzan, la quale afferma di voler introdurre l’insegnamento, attenzione insegnamento, della religione cristiano cattolica nelle scuole, rendendola obbligatoria a tutti gli studenti, sostituendo l’ora scolastica di Educazione civica ed assurge che, la religione cattolica rappresenta “un ben preciso modello culturale di riferimento”. Puntualizzazione del tutto personale: è lei, come referato, che stabilisce quale sia la differenza tra i valori morali, religiosi e culturali, più alti e di riferimento, tra le varie religioni?
Il giornalista, come avrà notato, ha suddiviso l’articolo tra chi si ritene imbarazzato per la proposta, tra cui il presidente della regione Galan, chi si colloca in una posizione ibrida, praticamente Lei, chi la sostiene e chi invece ne è totalmente contrario, il Vice Presidente della Provincia, Dottor Ferrazzi. Ed è sorto in me un moto di disappunto nel notare che, anche in questo, il PD non trova comunione di intenti, idee e programmi per creare azione di contrasto, forte e decisa, a quanto questo governo, fatto di revisionismi e di moti reazionari, ci sta propinando.
Condivido il parere del dirigente, la signora Palumbo, nel portare all’interno delle scuole la storia delle religioni, peraltro una decina d’anni fa, in una scuola elementare di Torino, avevo dato anch’io la medesima indicazione alla allora direttrice didattica, convinta che stia alla base di ogni civiltà, sopratutto in un paese sempre più multirazziale come il nostro, sviluppatosi sulle basi di una Costituzione fondata sulla laicità dello Stato, mettere a confronto le varie etnie dando l’opportunità alle generazioni future, per una convivenza civile e di rispetto reciproco, di conoscere in modo più approfondito e corretto le analogie e/o differenze tra le religioni appartenenti ai vari popoli e farne di queste dei valori aggiunti.
Il mio avvilimento nel leggere l’articolo sta nell’apprendere che, tra lei e il Vice Presidente della Provincia, Dottor Ferrazzi, non vi sia una linea comune sull'argomento, ma che ognuno di voi, pur essendo appartenenti allo stesso schieramento politico, nella stessa regione e provincia, mettiate in evidenza le vostre opinioni discordanti e non quello che dovrebbe essere un programma unico e comune di una politica in cui i cittadini si possono rispecchiare. Quanto viene percepito corrisponde ad un lassismo generale da parte del Partito Democratico, suddiviso al suo interno in tante correnti, in cui risulta che le differenze di pensiero e di piano politico tra i due grandi schieramenti, centro destra e centro sinistra, si assottigliano sempre più, lasciando alla forza di governo un maggiore spazio di azione. E’ scomparsa dalla politica della sinistra, o meglio del centro sinistra, la forza nella capacità di creare la vera opposizione politica, che ha determinato la democrazia, nella sua accezione più pura, nel nostro paese.
La scuola, come istituzione primaria per la formazione civica e civile dei nostri figli, con le ultime proposte del ministro Gelmini, dal reinserimento del grembiule, all’insegnante unico, a quest’ultima, sta subendo degli scossoni dai quali difficilmente riusciremo ad uscirne e, nella prospettiva che questo governo porterà avanti la cosa pubblica per altri cinque anni, sono convinta che, se non viene fatta una battaglia politica seria, con intenti programmatici e di discussione comuni all’interno del centro sinistra, il paese subirà un arretramento, non solo di tipo economico, di cui già ne stiamo già subendo le conseguenze, ma di quei valori che sono stati frutto di lotte politiche e popolari che hanno reso l’Italia un grande paese democratico.
AugurandoLe Buon Lavoro,
Mariangela Chiuso
venerdì 29 agosto 2008
Fine Agosto
E’ passato agosto, mese per antonomasia della vacanza, della gioia, del rilassamento, della spensieratezza e dell’allegria. Non per tutti noi è uguale e ad alcuni rimane in bocca un sapore sapido, fatto di progetti che, molto spesso per volontà indipendenti dalle nostre, non corrispondono a quanto avevamo previsto, e ci ritroviamo a dover ripartire, nel carico della quotidianità, più stanchi di com’eravamo prima delle tanto agognate giornate di riposo.
Malattie inaspettate, famiglie in crisi, amici animali che, per lunghi anni hanno riempito la nostra solitudine con la loro presenza, se ne vanno per una vita migliore lasciandoci nel vuoto per la loro mancanza, amicizie che, per stupidi malintesi, soffrono, vivendo lontananze immotivate e, proprio per non farci mancare nulla, amori che finisco: quotidianità sinistre, in questa vita di tutti noi e di tutti i giorni, vita così meravigliosa e piena, in ogni suo aspetto; attenderemo pazientemente che passi la tempesta estiva per entrare nel tepore autunnale che, carico dei suoi colori ci renderà, sicuramente, un nuovo, caldo, abbraccio.
E’ passato agosto, mese per antonomasia della vacanza, della gioia, del rilassamento, della spensieratezza e dell’allegria. Non per tutti noi è uguale e ad alcuni rimane in bocca un sapore sapido, fatto di progetti che, molto spesso per volontà indipendenti dalle nostre, non corrispondono a quanto avevamo previsto, e ci ritroviamo a dover ripartire, nel carico della quotidianità, più stanchi di com’eravamo prima delle tanto agognate giornate di riposo.
Malattie inaspettate, famiglie in crisi, amici animali che, per lunghi anni hanno riempito la nostra solitudine con la loro presenza, se ne vanno per una vita migliore lasciandoci nel vuoto per la loro mancanza, amicizie che, per stupidi malintesi, soffrono, vivendo lontananze immotivate e, proprio per non farci mancare nulla, amori che finisco: quotidianità sinistre, in questa vita di tutti noi e di tutti i giorni, vita così meravigliosa e piena, in ogni suo aspetto; attenderemo pazientemente che passi la tempesta estiva per entrare nel tepore autunnale che, carico dei suoi colori ci renderà, sicuramente, un nuovo, caldo, abbraccio.
giovedì 31 luglio 2008
da "IL PROFETA"
Nessuno puo' rivelarvi nulla
se non cio' che già si trova
in stato di dormiveglia
nell'albeggiare della nostra conoscenza.
L'insegnante che avanza
nell'ombra del tempio,
fra i suoi discepoli,
non trasmette la sua sapienza,
ma piuttosto la sua fede
e la sua amorevolezza.
Se è veramente saggio,
non vi introdurrà
nella casa della sua sapienza,
ma vi accompagnerà
alla soglia
della vostra mente.
Kahlil Gibran
Nessuno puo' rivelarvi nulla
se non cio' che già si trova
in stato di dormiveglia
nell'albeggiare della nostra conoscenza.
L'insegnante che avanza
nell'ombra del tempio,
fra i suoi discepoli,
non trasmette la sua sapienza,
ma piuttosto la sua fede
e la sua amorevolezza.
Se è veramente saggio,
non vi introdurrà
nella casa della sua sapienza,
ma vi accompagnerà
alla soglia
della vostra mente.
Kahlil Gibran
martedì 29 luglio 2008
LIDO D’ORO E
AFRICA – MADRE TERRA
Oramai sono vent’anni che, quasi tutte le domeniche durante il periodo estivo, frequento con amici lo stesso Bagno a Sottomarina ed ovviamente, si è di casa.
Particolarità dei Bagni Lido d’Oro, oltre ad avere un aspetto totalmente diverso dalle vaste spiagge chioggiotte, in cui tutto è allineato e prestabilito, sono due personaggi molto diversi tra loro, ma entrambi con peculiarità originali.
Giorgio, il primo, è persona mentalmente, nella sua instabilità, stabile. Giorgio ha una caratteristica ed una necessità direi fisica e irrefrenabile: toccare le gambe delle donne ed urlare poi, con quel suo accento così cantilenante, “ la carne è debole!”; mentre urla questa grande verità, di cui lui, nella sua “lucidità”, ha il coraggio di affermare, corre via, felice di aver raggiunto il suo obiettivo “te toche” , serrando una mano a pugno e portandosela alla bocca. Se la donna ignara, perchè nuova del lido, dopo il tentativo di palpeggio non andato a buon fine, lo allontana in malo modo, lui inveisce dicendo “cocodrille” e, aggiungendo qualche considerazione, quasi sempre assennata sulla sua preda, a gran passi se ne allontana. Qualcuno, negli anni scorsi, ha avuto il coraggio di denunciarlo per molestie ed infatti, per lungo tempo, Giorgio si è dovuto forzatamente astenere dalla frequentazione del litorale, mancando a tutti coloro che lo conoscevano, donne comprese!!!! Chi sia il vero pazzo tra lui e colui che lo ha denunciato, non si sa!
L’altro personaggio, che giunge alla nostro spiaggia è Kuoko, un bellissimo uomo senegalese. Porta abiti ampi, colorati come il caldo dei colori della sua terra, un cappello appuntito lavorato con giunco intrecciato. Kuoko non è il solito venditore che incontriamo quando siamo sdraiati sul nostro lettino: Kuoko, ho scoperto domenica, ha la licenza di venditore ambulante.
Arriva verso mezzogiorno, saluta con estrema cordialità, sfoggiando un sorriso bianchissimo, le sue clienti e lì, inizia il suo rituale di vendita. Si, vendere per lui è un vero e proprio rituale, sa proporsi con garbo e cortesia, sa offrire la sua merce meglio di qualunque venditore dei migliori negozi che troviamo nelle nostre città. Parla la nostra lingua in modo perfetto, utilizzando un vocabolario vastissimo ed articolato; paziente, sorridente, accattivante, propone articoli di qualità superiore rispetto a quanto si possa incontrare lungo il litorale, riuscendo a trasmetterne la differenza. Difficile barattare con lui! Domenica, come quasi tutte le domeniche, arriva nella nostra postazione lettini, si siede vicino a me e nota con piacere due libri, appena comprati da un altro ambulante di livello, di un autore africano che vive in Italia.
Si inizia così a discutere su costumi e riti vodù africani, su credenze e religioni, su differenze e similitudini tra popoli. Lui è musulmano, musulmano doc, libero nel pensiero e forte nella mente. Uomo con cui il confronto sui valori della vita, sulle responsabilità di ognuno, ti fa capire, se ce ne fosse ancora bisogno, che il mondo, fatto di uomini di tutti i colori, razze e religioni, è universalmente uguale. Basta incontrarsi.
AFRICA – MADRE TERRA
Oramai sono vent’anni che, quasi tutte le domeniche durante il periodo estivo, frequento con amici lo stesso Bagno a Sottomarina ed ovviamente, si è di casa.
Particolarità dei Bagni Lido d’Oro, oltre ad avere un aspetto totalmente diverso dalle vaste spiagge chioggiotte, in cui tutto è allineato e prestabilito, sono due personaggi molto diversi tra loro, ma entrambi con peculiarità originali.
Giorgio, il primo, è persona mentalmente, nella sua instabilità, stabile. Giorgio ha una caratteristica ed una necessità direi fisica e irrefrenabile: toccare le gambe delle donne ed urlare poi, con quel suo accento così cantilenante, “ la carne è debole!”; mentre urla questa grande verità, di cui lui, nella sua “lucidità”, ha il coraggio di affermare, corre via, felice di aver raggiunto il suo obiettivo “te toche” , serrando una mano a pugno e portandosela alla bocca. Se la donna ignara, perchè nuova del lido, dopo il tentativo di palpeggio non andato a buon fine, lo allontana in malo modo, lui inveisce dicendo “cocodrille” e, aggiungendo qualche considerazione, quasi sempre assennata sulla sua preda, a gran passi se ne allontana. Qualcuno, negli anni scorsi, ha avuto il coraggio di denunciarlo per molestie ed infatti, per lungo tempo, Giorgio si è dovuto forzatamente astenere dalla frequentazione del litorale, mancando a tutti coloro che lo conoscevano, donne comprese!!!! Chi sia il vero pazzo tra lui e colui che lo ha denunciato, non si sa!
L’altro personaggio, che giunge alla nostro spiaggia è Kuoko, un bellissimo uomo senegalese. Porta abiti ampi, colorati come il caldo dei colori della sua terra, un cappello appuntito lavorato con giunco intrecciato. Kuoko non è il solito venditore che incontriamo quando siamo sdraiati sul nostro lettino: Kuoko, ho scoperto domenica, ha la licenza di venditore ambulante.
Arriva verso mezzogiorno, saluta con estrema cordialità, sfoggiando un sorriso bianchissimo, le sue clienti e lì, inizia il suo rituale di vendita. Si, vendere per lui è un vero e proprio rituale, sa proporsi con garbo e cortesia, sa offrire la sua merce meglio di qualunque venditore dei migliori negozi che troviamo nelle nostre città. Parla la nostra lingua in modo perfetto, utilizzando un vocabolario vastissimo ed articolato; paziente, sorridente, accattivante, propone articoli di qualità superiore rispetto a quanto si possa incontrare lungo il litorale, riuscendo a trasmetterne la differenza. Difficile barattare con lui! Domenica, come quasi tutte le domeniche, arriva nella nostra postazione lettini, si siede vicino a me e nota con piacere due libri, appena comprati da un altro ambulante di livello, di un autore africano che vive in Italia.
Si inizia così a discutere su costumi e riti vodù africani, su credenze e religioni, su differenze e similitudini tra popoli. Lui è musulmano, musulmano doc, libero nel pensiero e forte nella mente. Uomo con cui il confronto sui valori della vita, sulle responsabilità di ognuno, ti fa capire, se ce ne fosse ancora bisogno, che il mondo, fatto di uomini di tutti i colori, razze e religioni, è universalmente uguale. Basta incontrarsi.
venerdì 18 luglio 2008
COS'E' IL TEMPO?
Su di un rivista specialistica, nel settore del serramento, ho trovato questo interessante paragrafo, che dà una visione complessiva del concetto tempo, analizzandolo sia in senso astratto, sia come risorsa imprenscindibile dalla vita. Purtroppo, nella corsa della quotidianità, spesso dimentichiamo che il tempo si consuma, anche se lo usiamo.
Che cos'è il tempo? Una realtà oggettiva o una convenzione sociale? Rispondere è difficile, perchè nella concezione del tempo confluiscono la misurazione oggettiva, un livello sociale ed una dimensione soggettiva. La complessità della questione si trova anche in due diverse visioni del tempo:
- la concezione lineare tipicamente occidentale, che rappresenta il tempo come una linea, che progredisce, con un inizio e una fine, per cui il passato non ritorna.
- la concezione ciclica diffusa piuttosto nei paesi orientali, per cui tutto si ripete ciclicamente, come il susseguirsi delle stagioni.
Se risaliamo alle origini occidentali del concetto, troviamo che i Greci definirono il tempo in almento tre modi:
- Chrònos, inteso come tempo oggettivo che inesorabilmente scorre, uguale a se stesso fino alla fine:
- Kairòs è il tempo opportuno, conveniente, la buona occasione, in cui la dimensione soggettiva si può esprimere, con la libertà e responsabilità, attraverso degli obiettivi da raggiungere;
- Udòr indica il tempo concesso dalla vita all'individuo per esprimere se stesso. Udòr era il tempo concesso agli oratori per parlare, la clessidra che fissa l'inizio e la fine dell'intervento, ma lascia totale libertà di espressione tra i due estremi.
Il tempo è una risorsa diversa dalle altre:
- è immateriale;
- è democratica: tutti, ricchi e poveri, dispongono di 24 ore al giorno;
- non è cumulabile, né immagazzinabile;
- non può essere acquistato, né venduto;
- non si può risparmiare, rallentando il suo trascorrere;
- mai si può sprecare!
Su di un rivista specialistica, nel settore del serramento, ho trovato questo interessante paragrafo, che dà una visione complessiva del concetto tempo, analizzandolo sia in senso astratto, sia come risorsa imprenscindibile dalla vita. Purtroppo, nella corsa della quotidianità, spesso dimentichiamo che il tempo si consuma, anche se lo usiamo.
Che cos'è il tempo? Una realtà oggettiva o una convenzione sociale? Rispondere è difficile, perchè nella concezione del tempo confluiscono la misurazione oggettiva, un livello sociale ed una dimensione soggettiva. La complessità della questione si trova anche in due diverse visioni del tempo:
- la concezione lineare tipicamente occidentale, che rappresenta il tempo come una linea, che progredisce, con un inizio e una fine, per cui il passato non ritorna.
- la concezione ciclica diffusa piuttosto nei paesi orientali, per cui tutto si ripete ciclicamente, come il susseguirsi delle stagioni.
Se risaliamo alle origini occidentali del concetto, troviamo che i Greci definirono il tempo in almento tre modi:
- Chrònos, inteso come tempo oggettivo che inesorabilmente scorre, uguale a se stesso fino alla fine:
- Kairòs è il tempo opportuno, conveniente, la buona occasione, in cui la dimensione soggettiva si può esprimere, con la libertà e responsabilità, attraverso degli obiettivi da raggiungere;
- Udòr indica il tempo concesso dalla vita all'individuo per esprimere se stesso. Udòr era il tempo concesso agli oratori per parlare, la clessidra che fissa l'inizio e la fine dell'intervento, ma lascia totale libertà di espressione tra i due estremi.
Il tempo è una risorsa diversa dalle altre:
- è immateriale;
- è democratica: tutti, ricchi e poveri, dispongono di 24 ore al giorno;
- non è cumulabile, né immagazzinabile;
- non può essere acquistato, né venduto;
- non si può risparmiare, rallentando il suo trascorrere;
- mai si può sprecare!
giovedì 17 luglio 2008
L'ultimo brano da "IL LIBRO DELL'INQUIETUDINE" di F.PESSOA
Oggigiorno ogni uomo, la cui statura morale e il cui valore intellettuale non siano di un pigmeo o di una persona rozza, ama, quando ama di un amore romantico. L'amore romantico è l'ultimo prodotto di secoli e secoli di influenza cristiana; e, sia in relazione alla sostanza, che alla sequenza del suo sviluppo, lo si può far conoscere a chi non lo comprenda, paragonandolo ad una veste, o vestito, che l'anima o l'immaginazione confezionano per vestire le creature, che casualmente appaiono, e che lo spirito trovi adatto a loro.
Ma ogni vestito, poichè non è eterno, dura quel che dura: e in poco tempo, sotto la veste dell'ideale che ci siamo creati e che si lacera, emerge il corpo reale della persona umana a cui l'abbiamo fatto indossare.
L'amore romantico, quindi, è un percorso verso la disillusione. Non lo è, solo quando la disilllusione, accettandolo sin dall'inizio, decide di cambiare ideale costantemente, di tessere costantemente, nei laboratori dell'anima, nuovi vestiti con cui costantemente rinnovare l'aspetto della creatura vestita da essi.
Oggigiorno ogni uomo, la cui statura morale e il cui valore intellettuale non siano di un pigmeo o di una persona rozza, ama, quando ama di un amore romantico. L'amore romantico è l'ultimo prodotto di secoli e secoli di influenza cristiana; e, sia in relazione alla sostanza, che alla sequenza del suo sviluppo, lo si può far conoscere a chi non lo comprenda, paragonandolo ad una veste, o vestito, che l'anima o l'immaginazione confezionano per vestire le creature, che casualmente appaiono, e che lo spirito trovi adatto a loro.
Ma ogni vestito, poichè non è eterno, dura quel che dura: e in poco tempo, sotto la veste dell'ideale che ci siamo creati e che si lacera, emerge il corpo reale della persona umana a cui l'abbiamo fatto indossare.
L'amore romantico, quindi, è un percorso verso la disillusione. Non lo è, solo quando la disilllusione, accettandolo sin dall'inizio, decide di cambiare ideale costantemente, di tessere costantemente, nei laboratori dell'anima, nuovi vestiti con cui costantemente rinnovare l'aspetto della creatura vestita da essi.
lunedì 14 luglio 2008
Continua la lettura, se gradite,"IL LIBRO DELL'INQUIETUDINE" F. PESSOA
La maggior parte delle persone si ammala per non saper dire cosa vede e cosa pensa. Dicono che non vi sia niente di più difficile che definire con le parole una spirale: è necessario, affermano, fare in aria, con la mano senza letteratura, il gesto, ascendentemente e regolarmente attorcigliato, con cui quella figura astratta delle molle o di certe scale si manifesta agli occhi. Ma, se teniamo presente che dire è rinnovare, definiremo senza difficoltà una spirale: essa è un cerchio che sale senza riuscire mai a finire. So bene che la maggior parte delle persone, non oserebbe definirla così, perché pensa che definire sia quello che gli altri vogliono si dica, che non è quello che è necessario dire per definire. Mi spiego meglio: una spirale è un cerchio virtuale che si snoda, salendo in alto senza realizzarsi mai. Ma no, la definizione è ancora astratta. Ne cercherò una concreta e il tutto verrà visto: una spirale è un serpente senza serpente attorcigliato verticalmente su nessuna cosa.
Tutta la letteratura consiste nello sforzo di rendere reale la vita. Come tutti sanno, anche quando agiscono senza saperlo, la vita è assolutamente irreale, nella sua realtà diretta; i campi, le città, le idee, sono cose assolutamente fittizie, figlie della nostra complessa sensazione di noi stessi. Le impressioni sono tutte intrasmissibili se non le rendiamo letterarie. I bambini sono molto letterari perché si esprimono come sentono e non come deve sentire che sente come fosse un’altra persona.
Un bambino che ho sentito una volta, volendo dire che stava per piangere, non ha detto “ ho voglia di piangere”, che è come si esprimerebbe un adulto, cioè uno stupido, ma “ho voglia di lacrime”. E questa frase, assolutamente letteraria, al punto da sembrare affettata in un poeta celebre, se la potesse dire, riferisce definitivamente la calda presenza delle lacrime che sgorgano dalle palpebre coscienti dell’amarezza liquida. “Ho voglia di lacrime”! quel piccolo bambino ha definito bene la sua spirale.
Dire! Saper dire! Saper esistere attraverso la voce scritta e l’immagine intellettuale! Tutto questo vale la vita: il resto sono gli uomini e le donne, amori immaginati e vanità fittizie, sotterfugi della digestione e dell’oblio, persone che si dimenano, come animaletti, quando si solleva la pietra, sotto il grande macigno astratto del cielo azzurro senza senso.
La maggior parte delle persone si ammala per non saper dire cosa vede e cosa pensa. Dicono che non vi sia niente di più difficile che definire con le parole una spirale: è necessario, affermano, fare in aria, con la mano senza letteratura, il gesto, ascendentemente e regolarmente attorcigliato, con cui quella figura astratta delle molle o di certe scale si manifesta agli occhi. Ma, se teniamo presente che dire è rinnovare, definiremo senza difficoltà una spirale: essa è un cerchio che sale senza riuscire mai a finire. So bene che la maggior parte delle persone, non oserebbe definirla così, perché pensa che definire sia quello che gli altri vogliono si dica, che non è quello che è necessario dire per definire. Mi spiego meglio: una spirale è un cerchio virtuale che si snoda, salendo in alto senza realizzarsi mai. Ma no, la definizione è ancora astratta. Ne cercherò una concreta e il tutto verrà visto: una spirale è un serpente senza serpente attorcigliato verticalmente su nessuna cosa.
Tutta la letteratura consiste nello sforzo di rendere reale la vita. Come tutti sanno, anche quando agiscono senza saperlo, la vita è assolutamente irreale, nella sua realtà diretta; i campi, le città, le idee, sono cose assolutamente fittizie, figlie della nostra complessa sensazione di noi stessi. Le impressioni sono tutte intrasmissibili se non le rendiamo letterarie. I bambini sono molto letterari perché si esprimono come sentono e non come deve sentire che sente come fosse un’altra persona.
Un bambino che ho sentito una volta, volendo dire che stava per piangere, non ha detto “ ho voglia di piangere”, che è come si esprimerebbe un adulto, cioè uno stupido, ma “ho voglia di lacrime”. E questa frase, assolutamente letteraria, al punto da sembrare affettata in un poeta celebre, se la potesse dire, riferisce definitivamente la calda presenza delle lacrime che sgorgano dalle palpebre coscienti dell’amarezza liquida. “Ho voglia di lacrime”! quel piccolo bambino ha definito bene la sua spirale.
Dire! Saper dire! Saper esistere attraverso la voce scritta e l’immagine intellettuale! Tutto questo vale la vita: il resto sono gli uomini e le donne, amori immaginati e vanità fittizie, sotterfugi della digestione e dell’oblio, persone che si dimenano, come animaletti, quando si solleva la pietra, sotto il grande macigno astratto del cielo azzurro senza senso.
venerdì 11 luglio 2008
Il Libro dell'inquietudine - F- Pessoa
Vivere è essere un altro. Non è possibile neppure sentire se oggi si sente come si è sentito ieri: sentire oggi la stessa cosa di ieri non è sentire: è ricordare oggi quello che si è sentito ieri, essere oggi il cadavere vivo di quello che ieri è stata la vita perduta.
Cancellare tutto del quadro da un giorno all’altro, essere nuovi ad ogni alba, in una perpetua rinnovata verginità dell’emozione: questo e solo questo, vale la pena di essere o di avere, per essere o avere quello che imperfettamente siamo.
Questa alba è la prima del mondo. Mai che questo colore rosa che ingiallisce in un bianco caldo si è posato così sulla facciata con cui il caseggiato a ponente fissa pieno di occhi di vetro il silenzio che arriva nella luce crescente. Mai c’è stata questa ora, né questa luce, né questo mio essere. Domani quello che sarà è un’altra cosa e quello che io vedo sarà visto da occhi ricomposti, colmi di una nuova visione.
Alti monti della città! Grandi architetture che trattenete ed elevate i ripidi pendii, avvallamenti di edifici ammassati in vari modi, che la luce tesse di ombre e incendi, siete oggi, siete io, perché vi vedo, siete quello che sarò domani, e vi amo dalla murata della nave che passa vicino ad un’altra nave e vi sono sconosciute nostalgie del passato.
Vivere è essere un altro. Non è possibile neppure sentire se oggi si sente come si è sentito ieri: sentire oggi la stessa cosa di ieri non è sentire: è ricordare oggi quello che si è sentito ieri, essere oggi il cadavere vivo di quello che ieri è stata la vita perduta.
Cancellare tutto del quadro da un giorno all’altro, essere nuovi ad ogni alba, in una perpetua rinnovata verginità dell’emozione: questo e solo questo, vale la pena di essere o di avere, per essere o avere quello che imperfettamente siamo.
Questa alba è la prima del mondo. Mai che questo colore rosa che ingiallisce in un bianco caldo si è posato così sulla facciata con cui il caseggiato a ponente fissa pieno di occhi di vetro il silenzio che arriva nella luce crescente. Mai c’è stata questa ora, né questa luce, né questo mio essere. Domani quello che sarà è un’altra cosa e quello che io vedo sarà visto da occhi ricomposti, colmi di una nuova visione.
Alti monti della città! Grandi architetture che trattenete ed elevate i ripidi pendii, avvallamenti di edifici ammassati in vari modi, che la luce tesse di ombre e incendi, siete oggi, siete io, perché vi vedo, siete quello che sarò domani, e vi amo dalla murata della nave che passa vicino ad un’altra nave e vi sono sconosciute nostalgie del passato.
giovedì 10 luglio 2008
Continua da "IL LIBRO DELL'INQUIETUDINE"- F. PESSOA
Ho trascorso ore incognite, momenti successivi senza nesso, nella passeggiata notturna sulle rive solitarie del mare. Tutti i pensieri che fanno vivere gli uomini, tutte le emozioni che gli uomini hanno rinunciato a vivere, hanno attraversato la mia mente, come un oscuro riassunto della storia, durante la meditazione in riva al mare.
Ho sperimentato in me, con me, le aspirazioni di tutte le epoche, e con me hanno passeggiato, sulle rive ascoltate del mare, le inquietudini di tutti i tempi. Quello che gli uomini hanno voluto e non hanno realizzato, ciò che facendo hanno ucciso, quello che le anime sono state e nessuno ha detto: di tutto questo si è formata l’anima sensibile con cui di notte ho passeggiato in riva al mare. E ciò che gli amanti hanno trovato strano nell’altro amante, ciò che la moglie ha sempre nascosto al marito, ciò che la madre pensa del figlio che non ha avuto, ciò che ha avuto forma solo in un sorriso o in una emozione assente: nella mia passeggiata in riva al mare, tutto questo è venuto con me ed è tornato con me, e le onde agitavano tumultuosamente l’accompagnamento con il quale lo facevo addormentare.
Siamo chi non siamo e la vita è breve e triste. Il rumore delle onde di notte è un rumore della notte; e quanti lo hanno udito nella loro anima, come la speranza costante che si disfa nell’oscurità con un rumore sordo di spuma profonda! Quante lacrime hanno pianto quelli che hanno ottenuto, quante lacrime hanno perduto quelli che hanno vinto! E tutto questo, nella passeggiata in riva al mare, è divenuto per me il segreto della notte e della confidenza dell’abisso. Quanti siamo! In quanti ci illudiamo! Quali mari echeggiano in noi, nella notte del nostro essere, nelle spiagge che sentiamo nelle alluvioni dell’emozione! Quello che si è perduto, quello che si sarebbe dovuto desiderare, quello che si è ottenuto soddisfatto per errore; ciò che abbiamo amato e abbiamo perduto e che, dopo averlo perduto, amandolo per averlo perduto, abbiamo capito che non lo avevamo amato; quello che credevamo di pensare quando sentivamo; ciò che era un ricordo e che credevamo fosse un’emozione; e il mare tutto, che arrivava, rumoroso e fresco, dalla grande profondità della notte, ad agitarsi vivace sulla spiaggia, durante la mia passeggiata notturna in riva al mare…..
Chi sa almeno cosa pensa o cosa desidera? Chi sa cosa siamo per noi stessi? Quante cose la musica suggerisce, e per noi ha un sapore buono il fatto che non possano esistere!
Quante ne evoca la notte e quante ne rimpiangiamo e che non sono mai esistite! Come la voce liberata dalla estensione della pace, il rotolare dell’onda si infrange si spegne e c’è una salivazione udibile su tutta la spiaggia invisibile.
Quanto muoio se sento per tutto! Quanto sento se vago così, incorporeo e umano, con il cuore fermo come la spiaggia, e tutto il mare di tutto, nella notte in cui viviamo, che batte forte, satirico, e si calma, nella mia eterna passeggiata notturna in riva al mare.
Ho trascorso ore incognite, momenti successivi senza nesso, nella passeggiata notturna sulle rive solitarie del mare. Tutti i pensieri che fanno vivere gli uomini, tutte le emozioni che gli uomini hanno rinunciato a vivere, hanno attraversato la mia mente, come un oscuro riassunto della storia, durante la meditazione in riva al mare.
Ho sperimentato in me, con me, le aspirazioni di tutte le epoche, e con me hanno passeggiato, sulle rive ascoltate del mare, le inquietudini di tutti i tempi. Quello che gli uomini hanno voluto e non hanno realizzato, ciò che facendo hanno ucciso, quello che le anime sono state e nessuno ha detto: di tutto questo si è formata l’anima sensibile con cui di notte ho passeggiato in riva al mare. E ciò che gli amanti hanno trovato strano nell’altro amante, ciò che la moglie ha sempre nascosto al marito, ciò che la madre pensa del figlio che non ha avuto, ciò che ha avuto forma solo in un sorriso o in una emozione assente: nella mia passeggiata in riva al mare, tutto questo è venuto con me ed è tornato con me, e le onde agitavano tumultuosamente l’accompagnamento con il quale lo facevo addormentare.
Siamo chi non siamo e la vita è breve e triste. Il rumore delle onde di notte è un rumore della notte; e quanti lo hanno udito nella loro anima, come la speranza costante che si disfa nell’oscurità con un rumore sordo di spuma profonda! Quante lacrime hanno pianto quelli che hanno ottenuto, quante lacrime hanno perduto quelli che hanno vinto! E tutto questo, nella passeggiata in riva al mare, è divenuto per me il segreto della notte e della confidenza dell’abisso. Quanti siamo! In quanti ci illudiamo! Quali mari echeggiano in noi, nella notte del nostro essere, nelle spiagge che sentiamo nelle alluvioni dell’emozione! Quello che si è perduto, quello che si sarebbe dovuto desiderare, quello che si è ottenuto soddisfatto per errore; ciò che abbiamo amato e abbiamo perduto e che, dopo averlo perduto, amandolo per averlo perduto, abbiamo capito che non lo avevamo amato; quello che credevamo di pensare quando sentivamo; ciò che era un ricordo e che credevamo fosse un’emozione; e il mare tutto, che arrivava, rumoroso e fresco, dalla grande profondità della notte, ad agitarsi vivace sulla spiaggia, durante la mia passeggiata notturna in riva al mare…..
Chi sa almeno cosa pensa o cosa desidera? Chi sa cosa siamo per noi stessi? Quante cose la musica suggerisce, e per noi ha un sapore buono il fatto che non possano esistere!
Quante ne evoca la notte e quante ne rimpiangiamo e che non sono mai esistite! Come la voce liberata dalla estensione della pace, il rotolare dell’onda si infrange si spegne e c’è una salivazione udibile su tutta la spiaggia invisibile.
Quanto muoio se sento per tutto! Quanto sento se vago così, incorporeo e umano, con il cuore fermo come la spiaggia, e tutto il mare di tutto, nella notte in cui viviamo, che batte forte, satirico, e si calma, nella mia eterna passeggiata notturna in riva al mare.
mercoledì 9 luglio 2008
Sempre da Il libro dell'inquietudine - Pessoa
Sono uno di quei giorni in cui, come l’entrata in carcere, mi pesa la monotonia di tutto. La monotonia di tutto, però, non è che la monotonia di me stesso. Ogni volto, anche quello di chi abbiamo visto ieri, oggi è un altro, poiché oggi non è ieri. Ogni giorno è il giorno che è, e nel mondo non ve ne è stato mai un altro uguale. L’identità sta solo nella nostra anima- l’identità sentita, seppure falsa con se stessa- per la qual cosa tutto si somiglia e si semplifica. Il mondo è fatto di cose distinte e angolature diverse; ma se siamo miopi, è una nebbia insufficiente e uniforme.
Il mio desiderio è fuggire. Fuggire da ciò che conosco, fuggire da ciò che è mio, fuggire da ciò che amo. Desidero partire- non per le Indie impossibili, o per le grandi isole a Sud di tutto, ma per qualsiasi luogo, villaggio o eremo, - che abbia in sé il non essere questo luogo. Voglio non vedere più questi volti, queste abitudini e questi giorni. Voglio riposare, estraneo, dalla mia finzione organica. Voglio sentire arrivare il sonno come vita e non come riposo. Una capanna in riva al mare, persino una caverna su ruvido terrazzo di una montagna, possono darmi questo. Purtroppo solo la mia volontà non me lo può dare.
La schiavitù è la legge della vita e non esiste altra legge, perché questa si deve compiere, senza possibilità di rivolta e senza trovare una via di scampo. Alcuni nascono schiavi, altri diventano schiavi, ed ad altri ancora la schiavitù viene imposta. L’amore vigliacco per la libertà che tutti proviamo- perché se ce l’avessimo, ne rimarremmo sorpresi, come per una cosa nuova, rifiutandola- è il segno del reale peso della nostra schiavitù. Io stesso che ho appena detto che vorrei la capanna o la caverna dove potermi liberare dalla monotonia di tutto, che è la monotonia di me stesso, oserei io partire per questa capanna o caverna, sapendo, perché lo so, che, poiché la monotonia è mia, ce l’avrei sempre con me? Io stesso, che soffoco dove sto e perché vi sto, dove potrei respirare meglio, se la malattia è dei miei polmoni e non delle cose che mi circondano? Io stesso che anelo intensamente al sole puro e ai campi liberi, al mare visibile e all’orizzonte intero, chi mi dice che non troverei strano il letto, o il cibo, o il non dover scendere otto rampe di scale per uscire in strada, o non entrare nella tabaccheria all’angolo, o non scambiare il buon giorno con il barbiere ozioso?
Tutto quello che ci circonda diventa parte di noi, si infiltra nella nostra sensazione della carne e della vita e, come il muco del grande Ragno, ci unisce sottilmente a quello che ci sta vicino, legandoci a un leggero letto di morte lenta, dove ci dondoliamo al vento. Tutto è noi, e noi siamo tutto; ma questo a cosa serve se tutto è niente? Un raggio di sole, una nuvola che l’ombra improvvisa ci dice che passa, una brezza che si leva, il silenzio che segue quando questa cessa, un volto o un altro, delle voci, il riso occasionale tra quelle che parlano, e poi la notte dove emergono senza senso geroglifici spezzati dalle stelle.
Sono uno di quei giorni in cui, come l’entrata in carcere, mi pesa la monotonia di tutto. La monotonia di tutto, però, non è che la monotonia di me stesso. Ogni volto, anche quello di chi abbiamo visto ieri, oggi è un altro, poiché oggi non è ieri. Ogni giorno è il giorno che è, e nel mondo non ve ne è stato mai un altro uguale. L’identità sta solo nella nostra anima- l’identità sentita, seppure falsa con se stessa- per la qual cosa tutto si somiglia e si semplifica. Il mondo è fatto di cose distinte e angolature diverse; ma se siamo miopi, è una nebbia insufficiente e uniforme.
Il mio desiderio è fuggire. Fuggire da ciò che conosco, fuggire da ciò che è mio, fuggire da ciò che amo. Desidero partire- non per le Indie impossibili, o per le grandi isole a Sud di tutto, ma per qualsiasi luogo, villaggio o eremo, - che abbia in sé il non essere questo luogo. Voglio non vedere più questi volti, queste abitudini e questi giorni. Voglio riposare, estraneo, dalla mia finzione organica. Voglio sentire arrivare il sonno come vita e non come riposo. Una capanna in riva al mare, persino una caverna su ruvido terrazzo di una montagna, possono darmi questo. Purtroppo solo la mia volontà non me lo può dare.
La schiavitù è la legge della vita e non esiste altra legge, perché questa si deve compiere, senza possibilità di rivolta e senza trovare una via di scampo. Alcuni nascono schiavi, altri diventano schiavi, ed ad altri ancora la schiavitù viene imposta. L’amore vigliacco per la libertà che tutti proviamo- perché se ce l’avessimo, ne rimarremmo sorpresi, come per una cosa nuova, rifiutandola- è il segno del reale peso della nostra schiavitù. Io stesso che ho appena detto che vorrei la capanna o la caverna dove potermi liberare dalla monotonia di tutto, che è la monotonia di me stesso, oserei io partire per questa capanna o caverna, sapendo, perché lo so, che, poiché la monotonia è mia, ce l’avrei sempre con me? Io stesso, che soffoco dove sto e perché vi sto, dove potrei respirare meglio, se la malattia è dei miei polmoni e non delle cose che mi circondano? Io stesso che anelo intensamente al sole puro e ai campi liberi, al mare visibile e all’orizzonte intero, chi mi dice che non troverei strano il letto, o il cibo, o il non dover scendere otto rampe di scale per uscire in strada, o non entrare nella tabaccheria all’angolo, o non scambiare il buon giorno con il barbiere ozioso?
Tutto quello che ci circonda diventa parte di noi, si infiltra nella nostra sensazione della carne e della vita e, come il muco del grande Ragno, ci unisce sottilmente a quello che ci sta vicino, legandoci a un leggero letto di morte lenta, dove ci dondoliamo al vento. Tutto è noi, e noi siamo tutto; ma questo a cosa serve se tutto è niente? Un raggio di sole, una nuvola che l’ombra improvvisa ci dice che passa, una brezza che si leva, il silenzio che segue quando questa cessa, un volto o un altro, delle voci, il riso occasionale tra quelle che parlano, e poi la notte dove emergono senza senso geroglifici spezzati dalle stelle.
venerdì 4 luglio 2008
Da "IL LIBRO DELL'INQUIETUDINE"- Fernando Pessoa
Ho sempre rifiutato di essere compreso. Essere compreso significa prostituirsi. Preferisco essere preso sul serio per quello che non sono, umanamente ignorato, con decenza e naturalezza.
Niente mi farebbe indignare di più che essere considerato diverso in ufficio.Voglio godere con me stesso l'ironia di non trovarmi diverso. Voglio il cilicio di essere giudicato uguale a loro. Voglio la crocifissione di non essere distinto dagli altri. Ci sono supplizi dell'intelligenza come ve ne sono del corpo e del desiderio. E questi supplizi, come altri, procurano una certa voluttà.
Ho sempre rifiutato di essere compreso. Essere compreso significa prostituirsi. Preferisco essere preso sul serio per quello che non sono, umanamente ignorato, con decenza e naturalezza.
Niente mi farebbe indignare di più che essere considerato diverso in ufficio.Voglio godere con me stesso l'ironia di non trovarmi diverso. Voglio il cilicio di essere giudicato uguale a loro. Voglio la crocifissione di non essere distinto dagli altri. Ci sono supplizi dell'intelligenza come ve ne sono del corpo e del desiderio. E questi supplizi, come altri, procurano una certa voluttà.
martedì 1 luglio 2008
PAROLE E PARLARE
C'è veramente bisogno di tante parole e di tanto parlare? e le tante parole possono essere pretesto e metodo per non ascoltare fino in fondo noi stessi e gli altri?
Soffermiamoci, di tanto in tanto, e tiriamo fuori quanto la razionalità ci ha tolto, ascoltiamoci e guardiamoci dentro, riusciremo a capire chi ci sta accanto.
C'è veramente bisogno di tante parole e di tanto parlare? e le tante parole possono essere pretesto e metodo per non ascoltare fino in fondo noi stessi e gli altri?
Soffermiamoci, di tanto in tanto, e tiriamo fuori quanto la razionalità ci ha tolto, ascoltiamoci e guardiamoci dentro, riusciremo a capire chi ci sta accanto.
martedì 24 giugno 2008
AFORISMI
Brevi frasi, ma credendo che molti di noi, intimamente, si possano identificare, ve li giro a lettura. Qualcuno può farli propri, altri possono rifletterci, altri ancora possono snobbarli, dipende dall’animo con cui ci si appresta a leggerli. Attendo vostri commenti.
-Non aspettare da chi non sa dare.
-Il vero essere si mostra, il vero meschino si nasconde.
-Non esiste bontà dove non c’è verità.
-Animale che puzza, animale impaurito.
-Nella presunzione dimora la mediocrità.
- L’animo puro appartiene al mondo, l’animo bieco a sé stesso.
-La bellezza della forza della vita sta alla sua comprensione.
-Dietro ad ognuno si nasconde l’altro: a volte è meglio sfuggirlo.
-La capacità del mondo nasce dal nostro essere capaci.
-Nella comprensione di sé sta il compatimento dell’altro.
-Si dice che la grandezza di un uomo si misuri dalle piccole cose.
Gli uomini misurano la loro grandezza con il metro fallico.
I limiti nelle dimensioni.
Brevi frasi, ma credendo che molti di noi, intimamente, si possano identificare, ve li giro a lettura. Qualcuno può farli propri, altri possono rifletterci, altri ancora possono snobbarli, dipende dall’animo con cui ci si appresta a leggerli. Attendo vostri commenti.
-Non aspettare da chi non sa dare.
-Il vero essere si mostra, il vero meschino si nasconde.
-Non esiste bontà dove non c’è verità.
-Animale che puzza, animale impaurito.
-Nella presunzione dimora la mediocrità.
- L’animo puro appartiene al mondo, l’animo bieco a sé stesso.
-La bellezza della forza della vita sta alla sua comprensione.
-Dietro ad ognuno si nasconde l’altro: a volte è meglio sfuggirlo.
-La capacità del mondo nasce dal nostro essere capaci.
-Nella comprensione di sé sta il compatimento dell’altro.
-Si dice che la grandezza di un uomo si misuri dalle piccole cose.
Gli uomini misurano la loro grandezza con il metro fallico.
I limiti nelle dimensioni.
martedì 10 giugno 2008
FORESTIERO
Nella bellezza della vita, risiede il mondo di ognuno: ognuno portatore della propria verità, ognuno condizionato dalla propria abitudine e solitudine. E lì si insediano paure, per chi nell’individualità si avvinghia al certo del sé, per allontanare lo sconosciuto dell’altro.
Com’è strano questo mondo: sa strillare sguaiatamente all’uguaglianza e al rispetto, ma chiude le porte al forestiero.
Maestrale di marzo
Non è strano in natura inseminarsi al vento,
come i fiori.
Fiore è il nome del sesso delle vergini,
chi lo coglie, sfiora.
Miriam/Maria fu incinta di un angelo in
avvento
a porte spalancate, a mezzogiorno.
Il vento si avvitò al suo fianco
sciogliendo la cintura lasciò seme nel grembo.
Fu salita senza scostare l’orlo del vestito.
Al primo raccolto del grano contava tre mesi
dal maestrale di marzo che le baciò il respiro
facendola matrice di un figlio di dicembre,
che è la luna di kislev per lei Miriam/Maria
ebrea di Galilea.
In nome della madre – Erri De Luca
Com’è strano questo mondo: sa strillare sguaiatamente all’uguaglianza e al rispetto, ma chiude le porte al forestiero.
Maestrale di marzo
Non è strano in natura inseminarsi al vento,
come i fiori.
Fiore è il nome del sesso delle vergini,
chi lo coglie, sfiora.
Miriam/Maria fu incinta di un angelo in
avvento
a porte spalancate, a mezzogiorno.
Il vento si avvitò al suo fianco
sciogliendo la cintura lasciò seme nel grembo.
Fu salita senza scostare l’orlo del vestito.
Al primo raccolto del grano contava tre mesi
dal maestrale di marzo che le baciò il respiro
facendola matrice di un figlio di dicembre,
che è la luna di kislev per lei Miriam/Maria
ebrea di Galilea.
In nome della madre – Erri De Luca
giovedì 5 giugno 2008
sabato 2 febbraio 2008
il tempo del pensiero
Siamo già ai primi di febbraio e in questo scorcio d'anno bisesto, speriamo non sia ... , gli avvenimenti e i fatti accaduti fin qui, non lasciano intravvedere speranze tanto rosee e il raccogliere noi stessi nel tempo del pensiero, sta diventando sempre più una vanifica rincorsa, anche per chi crede nell'obbligatorietà della riflessione, nel dare il vero senso alla vita.
Deboli momenti, bisognosi di cure, vengono sopraffatti dagli sterili e frettolosi schiavismi da cui oramai ci lasciamo condurre, valicando noi stessi e gli altri, offuscati talmente da renderci una vita che non ci appartiene, ma urla e chide aiuto, malata per la nostra incapacità di viverla.
Considerazioni.
Deboli momenti, bisognosi di cure, vengono sopraffatti dagli sterili e frettolosi schiavismi da cui oramai ci lasciamo condurre, valicando noi stessi e gli altri, offuscati talmente da renderci una vita che non ci appartiene, ma urla e chide aiuto, malata per la nostra incapacità di viverla.
Considerazioni.
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