venerdì 11 luglio 2008

Il Libro dell'inquietudine - F- Pessoa

Vivere è essere un altro. Non è possibile neppure sentire se oggi si sente come si è sentito ieri: sentire oggi la stessa cosa di ieri non è sentire: è ricordare oggi quello che si è sentito ieri, essere oggi il cadavere vivo di quello che ieri è stata la vita perduta.
Cancellare tutto del quadro da un giorno all’altro, essere nuovi ad ogni alba, in una perpetua rinnovata verginità dell’emozione: questo e solo questo, vale la pena di essere o di avere, per essere o avere quello che imperfettamente siamo.
Questa alba è la prima del mondo. Mai che questo colore rosa che ingiallisce in un bianco caldo si è posato così sulla facciata con cui il caseggiato a ponente fissa pieno di occhi di vetro il silenzio che arriva nella luce crescente. Mai c’è stata questa ora, né questa luce, né questo mio essere. Domani quello che sarà è un’altra cosa e quello che io vedo sarà visto da occhi ricomposti, colmi di una nuova visione.
Alti monti della città! Grandi architetture che trattenete ed elevate i ripidi pendii, avvallamenti di edifici ammassati in vari modi, che la luce tesse di ombre e incendi, siete oggi, siete io, perché vi vedo, siete quello che sarò domani, e vi amo dalla murata della nave che passa vicino ad un’altra nave e vi sono sconosciute nostalgie del passato.

3 commenti:

Anonimo ha detto...

E' il momento di variare lettura, che ne dici?
Basi Carla

maria ha detto...

E' un periodo di riflessione nichilista che, comunque, credo, non nuoccia!
Sopportatemi se potete!

Anonimo ha detto...

Domani quello che sarà è un’altra cosa e quello che io vedo sarà visto da occhi ricomposti, colmi di una nuova visione
... rileggila, riscrivila, rileggila ...
un bacio Elisa