giovedì 10 luglio 2008

Continua da "IL LIBRO DELL'INQUIETUDINE"- F. PESSOA

Ho trascorso ore incognite, momenti successivi senza nesso, nella passeggiata notturna sulle rive solitarie del mare. Tutti i pensieri che fanno vivere gli uomini, tutte le emozioni che gli uomini hanno rinunciato a vivere, hanno attraversato la mia mente, come un oscuro riassunto della storia, durante la meditazione in riva al mare.
Ho sperimentato in me, con me, le aspirazioni di tutte le epoche, e con me hanno passeggiato, sulle rive ascoltate del mare, le inquietudini di tutti i tempi. Quello che gli uomini hanno voluto e non hanno realizzato, ciò che facendo hanno ucciso, quello che le anime sono state e nessuno ha detto: di tutto questo si è formata l’anima sensibile con cui di notte ho passeggiato in riva al mare. E ciò che gli amanti hanno trovato strano nell’altro amante, ciò che la moglie ha sempre nascosto al marito, ciò che la madre pensa del figlio che non ha avuto, ciò che ha avuto forma solo in un sorriso o in una emozione assente: nella mia passeggiata in riva al mare, tutto questo è venuto con me ed è tornato con me, e le onde agitavano tumultuosamente l’accompagnamento con il quale lo facevo addormentare.
Siamo chi non siamo e la vita è breve e triste. Il rumore delle onde di notte è un rumore della notte; e quanti lo hanno udito nella loro anima, come la speranza costante che si disfa nell’oscurità con un rumore sordo di spuma profonda! Quante lacrime hanno pianto quelli che hanno ottenuto, quante lacrime hanno perduto quelli che hanno vinto! E tutto questo, nella passeggiata in riva al mare, è divenuto per me il segreto della notte e della confidenza dell’abisso. Quanti siamo! In quanti ci illudiamo! Quali mari echeggiano in noi, nella notte del nostro essere, nelle spiagge che sentiamo nelle alluvioni dell’emozione! Quello che si è perduto, quello che si sarebbe dovuto desiderare, quello che si è ottenuto soddisfatto per errore; ciò che abbiamo amato e abbiamo perduto e che, dopo averlo perduto, amandolo per averlo perduto, abbiamo capito che non lo avevamo amato; quello che credevamo di pensare quando sentivamo; ciò che era un ricordo e che credevamo fosse un’emozione; e il mare tutto, che arrivava, rumoroso e fresco, dalla grande profondità della notte, ad agitarsi vivace sulla spiaggia, durante la mia passeggiata notturna in riva al mare…..
Chi sa almeno cosa pensa o cosa desidera? Chi sa cosa siamo per noi stessi? Quante cose la musica suggerisce, e per noi ha un sapore buono il fatto che non possano esistere!
Quante ne evoca la notte e quante ne rimpiangiamo e che non sono mai esistite! Come la voce liberata dalla estensione della pace, il rotolare dell’onda si infrange si spegne e c’è una salivazione udibile su tutta la spiaggia invisibile.
Quanto muoio se sento per tutto! Quanto sento se vago così, incorporeo e umano, con il cuore fermo come la spiaggia, e tutto il mare di tutto, nella notte in cui viviamo, che batte forte, satirico, e si calma, nella mia eterna passeggiata notturna in riva al mare.

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