
Tempo fa, un'amica, mi ha fatto dono di un libro che intitola " I have a dream"; si tratta di una raccolta di interventi rilasciati dai più illustri statisti del secolo scorso che, credendo nel vero valore del sogno politico, sono tra coloro che hanno contribuito a dare il vero cambiamento alla storia del nostro pianeta.
Ecco alcuni passaggi tratti dall'introduzione, firmata da David Bidussa:
"Perchè il sogno avesse la possibilità di uno spazio pubblico doveva riconoscersi come tale. La comunicazione del sogno è prima di tutto una retorica, la creazione di un ambiente, la percezione di un'emozione e l'immaginazione di un luogo.
E' ancora la retorica intesa come parole, suoni, modularità della voce, luoghi e spazi dove quelle parole e quei sogni acquistano significati particolari a costituire gli ingredienti del sogno politico. E' questa retorica a dare senso alle parole del "sogno del riscatto". Che cos'è il riscatto? E' la possibilità di riprendere in mano il proprio futuro sapendo di partire svantaggiati.
Il sogno politico non è l'enunciazione di un desiderio irraggiungibile. E' il modo attraverso il quale un desiderio e un auspicio si presentano come legittimi.
Il sogno non è solo un contenuto. E' un'emozione ed è la possibilità di condividerlo. Può avere molteplici supporti e costruirsi attraverso molti registri. Ma la sua condizione è che vi sia emozione collettiva anche oltre i protagonisti della scena fisicamente presenti nella scena.
...i fatti della storia, presi a sè, non implicano nulla che tocchi le nostre scelte e le nostre decisioni, e dunque la responsabilità per queste ultime,ecco che questo costituisce la condizione essenziale perchè si produca un'azione nella storia. Perchè questa si dia è necessario il sogno, ovvero la definizione di un atto di volontà che considera la possibilità di intervenire sulla storia, di non considerare che si dia una forza malefica o deviata che controlla i nostri destini, un dio nascosto che dirige gli eventi. Cambiare si può. Perchè questo avvenga occorre provare emozioni, suscitare passioni, considerarne le conseguenze e misurarne gli effetti.
Il sogno politico, dunque, è essenzialmente un atto, non è un disegno compiuto e organico, condizione quest'ultima propria dell'utopia cui è essenziale una dimensione di progetto e d'organicità.
Il sogno non è il frutto di una condizione pacificata. E' l'indicatore di un malessere, di un'inquietudine che cerca vie di miglioramento e prova a battere strade alternative al proprio presente. Che ne è consapevole che niente verrà da solo. Che bisogna metterci del proprio. Non solo crederci, ma rischiare."
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