martedì 28 aprile 2009

Libertà condivisa, l’unica possibile”
Cacciari e Zoggia alla chiusura di “Un treno per l’Europa”

“L’Europa non è una questione di tifo e la sua storia non va mitizzata”. Massimo Cacciari, sindaco di Venezia, si rivolge così alle centinaia di ragazzi e ragazze che affollano la Scuola di San Giovanni Evangelista. Senza giustificazionismi e con la sua solita schiettezza, ripercorre le tappe della storia dell’Unione Europea, figlia “di un naufragio e della consapevolezza di una sconfitta”.

“Si partì da qualcosa di estremamente concreto, il carbone e l’acciaio. All’inizio l’Europa si unì sotto la spinta del denaro, non certo sotto quella ideologica”. Ed oggi, a decenni di distanza, dopo la caduta del muro di Berlino, quali sono le prospettive e le sfide dell’UE? Per Cacciari non ci sono dubbi , “l’UE deve sollecitare la nascita di spazi di relazione e controllo del mercato internazionale, un freno necessario al lassaiz-faire che ha portato all’attuale crisi economica. Questo è l’unico modo di non diventare periferia”.

La priorità è “ritrovare la vocazione alla ricerca e all’ironia, il più europeo di tutti i beni”. La metà resta la scoperta della propria identità, “ cui si arriva solo mediante il riconoscimento dell’altro”. E l’altro, nella visione di Cacciari, è il diverso, il povero, il più debole. “Non sei libero finchè non lo sono tutti. Non si vive bene all’inferno, avendo sotto gli occhi bambini che muoiono di fame. Il nostro compito è dare risposta all’altro e, quando ciò non è possibile, soffrirne”.

Lo Stato dovrà sempre fare i conti con la vita “che è anarchica, che travolge tutto. Stato: che brutta parola. Fa pensare a qualcosa di immobile. Perché non chiamarlo “divenire”?”. E a questo punto quale sarà il ruolo della politica? Cacciari focalizza la sua attenzione su uno dei tasti più dolenti, il rapporto fra politica e giustizia. Questo non è un ambito in cui legiferare a caso, “la politica si deve fare arbitro, e non spetta certo all’arbitro scegliere le formazioni, lui fa solo in modo che le regole siano rispettate”.

“Il compito del Partito Democratico è chiamare a se le intelligenze migliori, che guarda caso sono quasi sempre i più giovani” conclude il sindaco di Venezia guardando la sua giovanissima platea.

Fra gli interventi di chiusura anche quello di Davide Zoggia, presidente e candidato della provincia di Venezia. Per lui la parola d’ordine è “territorio”. “In questi mesi di crisi –afferma- mentre il governo pensava a pagare il dazio a Bossi e alla lega sperperando centinaia di milioni di euro, tanto amministratori si lambiccavano il cervello per trovare delle soluzioni”. E il PD, secondo Zoggia “l’unica vera novità nel panorama politico italiano”, ha in se la forza per fare la differenza in questo momento di difficoltà, è necessario però un nuovo approccio, a cominciare dalla campagna elettorale europea: “Queste elezioni Europee, pensiamo a vincerle”.

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