domenica 22 maggio 2011


C’è una casa a Kodzori all’angolo di un gomito della strada. La strada sale seguendo la facciata e poi, dopo aver aggirato l’edificio, precede lungo il muro posteriore. Da quella casa tutti quelli che passano a piedi o in carrozza si vedono due volte.
Siamo nella fase culminante in cui, secondo un’arguta osservazione di Belyj, il trionfo del materialismo ha soppresso la materia del mondo. Non c’è nulla di tangibile, soltanto idee. Se non moriamo è merito degli amici-taumaturghi di Tiflis che ci procurano sempre qualcosa e ce lo portano e, non si sa come, ci fanno avere prestiti di denaro da una casa editrice.
Siamo riuniti, ci scambiamo le novità, ceniamo, ci leggiamo qualcosa l’uno all’altro. Un soffio fresco trascorre rapido, come dita leggere sul fogliame argenteo del pioppo, biancovellutate dal rovescio. L’aria, come di voci, è piena di aromi inebrianti del sud. E, come l’avantreno di un veicolo sul suo perno, la notte lassù gira lentamente tutta la cassa del suo carrozzone stellato. Per la strada, intanto, vanno e vengono gli arbà e le macchine , e dalla casa ognuno di essi si vede due volte.
Oppure siamo sulla strada militare georgiana, o a Borzoni, o ad Abastuman. Oppure dopo le gite, le bellezze, le avventure e le libagioni, siamo, ognuno con qualche cosa, io con un occhio ammaccato per una caduta, a Bakuriani, ospiti di Leonidze, poeta originalissimo, più di ogni altro legato ai segreti della lingua in cui scrive e quindi meno di ogni altro traducibile.
Un banchetto notturno sull’erba nel bosco, la padrona di casa bellissima, due bimbette incantevoli. Il giorno dopo arriva inatteso un mestvire, un cantastorie girovago con la cornamusa, che improvvisa un panegirico di tutta la tavolata, ospite per ospite, con parole adatte a ciascuno e con l’arte di appigliarsi a qualunque pretesto per fare un brindisi, magari al mio occhio ammaccato.
Oppure ancora siamo in riva al mare, a Kobuleti, tra le piogge e le tempeste e nel nostro albergo c’è Simon Cikovani, futuro maestro della colorita immagine pittorica, a quei tempi ancora membro della Gioventù comunista. E al disopra delle linee di tutti i monti e di tutti gli orizzonti, la testa del poeta sorridente che cammina accanto a me e i segni luminosi del suo straordinario ingegno e l’ombra della tristezza e del fato del suo sorriso. E se una volta ancora mi accomiato da lui su queste pagine, sia questo un commiato, nella sua persona, da tutti gli altri ricordi.

Boris Pasternak
da Autobiografia e nuovi versi

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