mercoledì 3 giugno 2009





FILOSOFIA

Testo tratto dal giornalino scolastico Senza Filtro del Liceo Classico Marco Polo di Venezia.

-Quando i giovani sanno dire, senza facile pressapochismo-


SI E’ INABISSATA ATLANTIDE

Si è inabissata Atlantide, hanno scritto sui giornali, si è inabissata – spiegano ora i programmi televisivi del primo pomeriggio, mostrandoci plastici azzurrini e moderni maremoti – per la fantastica coincidenza di correnti sottomarine, di smottamenti della crosta terreste, dell’innalzamento del livello delle acque. Si è inabissata Atlantide allo stesso modo in cui sono state sommerse New Orleans e Bali, per il convergere di situazioni che siamo in grado di analizzare, classificare, confrontare, e che continuiamo però a lasciarci furiosi nella nostra angoscia da insetti.
La scienza, da cui oggi dipendiamo, è nata nel Quattrocento, da quei maghi cerusici che ci piccavano di trovare le connessioni intessute nella trama, i fili comuni, le corde da toccare per ottenere dominio e cambiamento; e non era amor di conoscenza a spingerli, ma amore di salvezza – perché, per quanto si aggrappiamo all’insondabile, alle architetture d’aria della filosofia, è la scienza a permetterci di conservare la vita. E così dovrebbe essere l’atteggiamento di fronte alle catastrofi: non andare in cerca di leggi eterne o di flussi del cielo, ma applicare forze, sempre maggiori alla sopravvivenza di un’umanità che non sconfigge il gigante – non può – ma resiste, piano e con tenacia divorante.
Non riusciamo a capirla, noi umanisti svogliati e un po’ acerbi, quella spirale di numeri e formule e scintille in ordine perfetto; se volete sappiamo dirvi la struttura dell’Infinito, o il canto delle rondini greche, o la musica dei nomi di dio, e sappiamo raccontarvi dei re sacrificati per render fertile la terra e della lotta tra gli assoluti e dei boschi che risuonano un nome, ma la scienza non riusciamo a capirla. Non riusciamo a capirla ma l’amiamo, perché qualcuno ce l’ha fatta amare, perché è necessaria e vera quanto e forse più delle nostre poesie troppo esili; l’amiamo perché per imparare a vivere e a guardare servono entrambe. Ci hanno abituati a vederle eternamente opposte, scienza e fede, sempre a sovrastarsi a vicenda, a negarsi, a darsi la caccia; e nessuno ci ha mai mostrato come possano scorrere accanto, e riempiere l’una i vuoti che l’altra lascia – consolare con la speranza l’inevitabile, e spiegare con una legge il miracolo del lampo. Il motivo per cui, per quanto le nostre conoscenze siano esplose fino a farci arginare piene e prevedere i venti, davanti ad un terremoto a dominarci non sia solo il terrore della sua immensità fisica, ma un più ampio e paralizzante smarrimento- cosa succede, e perché, e per quale maledizione o profezia o disegno?- è che noi cerchiamo insieme la comprensione e la padronanza sullo stesso piano, quando invece andrebbero separate. La natura non è materia da lasciarsi piegare nelle nostre mani; non siamo capaci di violarla, ma solo di accompagnarne con delicatezza il corso perché continui a concederci la vita. Se rincorressimo una causa dopo l’altra fino a risalire alla sorgente di uno tsunami e la vedessimo come una formula chiara e piena in cui leggere le conseguenze, resteremmo lì con la bocca arida e lo sguardo di vetro, perché non avremmo avuto nulla se non un assioma metallico che mai potremmo cambiare – e nessuna risposta, nessuna provvidenza, nessuna ultima grazia.
L’unico modo che ci resta per trarre dalla natura la forza ed il senso – senza doversi rifugiare in nulla di precostituito, religione o materialismo che sia – è guardare al mondo da due piani diversi, e non perderne mai uno, né quello che spiega né quello che racconta; non correre in lotta o sentirci vittime, ma con l’immaginazione ed il sogno e la perseveranza che siamo gli unici a possedere, trovare nel mondo nascite e caleidoscopi, e corrispondenze e storie ( cose che quegli stregoni bianchi del Quattrocento sapevano fare, e noi stiamo perdendo chi per fede cieca, chi per ansia di possedere), le sole che prima o poi ci salveranno, e chiunque sia libero di scegliere il “come”.
Si è inabissata Atlantide, hanno scritto sui giornali; e che sia stata un’incrinatura nella litosfera o un’onda scagliata dagli dei per punire l’orgoglio di quell’isola a forma di stella, fa poi differenza?
Sofia Adami II B

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