lunedì 1 giugno 2009



«La questione morale è anche economica»
di Osea Giuntella

Credo che in una fase di crisi come questa l’Italia abbia bisogno di un partito che proponga un ripensamento coraggioso e profondo dell’economia. Negli ultimi mesi si è parlato troppo poco della crisi e ancora meno di come affrontarla. Si deve accelerare la trasformazione del sistema produttivo verso settori a più alta intensità di capitale umano come già fatto da altri paesi europei. Tutto questo passa anche per nuove politiche sull’inserimento nel mondo del lavoro ed esige una radicale lotta agli interessi corporativi. Un paese che non investe nella formazione è un paese depresso, intrappolato nel precariato. Il Pd deve avere il coraggio di puntare su qualità, ricerca, ambiente. Siamo ancora troppo indietro per percentuale di laureati, spesa in ricerca, dotazione di infrastrutture rispetto ai paesi dell’area euro. In una recessione grave come quella attuale bisogna intervenire innanzitutto a difesa delle categorie più a rischio, ma difendere il posto di lavoro non significa per forza difendere «quel posto di lavoro» e «quel particolare modello di produzione».

Obama l’ha capito ed ha condizionato molti degli interventi di aiuto alla riduzione di emissioni e all’utilizzo di energie rinnovabili. Il Pd ha il dovere di proporre un modello di crescita sostenibile a partire dall’amminitrazione locale. A Boston tre anni fa è nata un’impresa di car-sharing privato (Zipcar) che in poco tempo si è diffusa in tutti gli Usa e ora è arrivata anche a Londra. Oggi mentre il settore auto è in crisi, Zipcar cresce creando posti di lavoro e promuovendo al contempo una nuova idea di mobilità. In Italia la prima riforma necessaria è, però, una trasformazione culturale. Al Pd spetta il compito di tenere in vita e ricostruire il tessuto civico e morale del paese. Se chi evade le tasse e raggira le leggi è premiato, se i giovani preferiscono rassegnarsi al sistema delle raccomandazioni piuttosto che investire su stessi e sul proprio paese l’Italia non ha prospettiva. A questo non ci si può arrendere. Il sistema di incentivi deve essere rivoluzionato. La cosa che mi fa più paura da lontano è la rassegnazione. Chi può va via, chi resta si adegua. Ed invece dobbiamo fare di tutto perché questo paese si liberi dalla trappola della rendita e dalla paura di cambiare. La questione morale oltre ad essere una questione politica e culturale è anche una questione economica ed un partito riformatore e progressista ne deve tenere conto.

da l'Unità 29 maggio 2009

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