domenica 31 maggio 2009



IL SOCIAL NETWORK


Oramai la piazza della globalizzazione è diventata Facebook -la nuova agorà??- il Social Network che ci fa incontrare tutti, o quasi. Le distanze geografiche sono virtualmente svanite, le diversità, anche quelle positive che distinguono gli individui, sono abbattute: tutti seduti davanti a video e tastiera ad interloquire,e non interagire, con persone di cui non abbiamo mai sentito la voce, con chi mostra una parte di sé troppo spesso patinata, illusoria e fugace. È il mondo del virtuale, dal quale facciamo fatica ad allontanarci, è la nostra vetrina sul mondo..è Narciso che si rispecchia sul lago, siamo noi, esseri umani, talvolta poco esseri e così malamente umani.

Da- La Repubblica delle Donne
COS’E’ LA SINDROME DA FACEBOOK?
di Alessandro Ferrari

Lamentava insonnia e depressione. I suoi problemi sparivano solo quando dormiva. Perché allora riusciva a connettersi, ma solo nei sogni. Poi un giorno la fidanzata ci ha chiamato alle tre e cinquanta del mattino. Si è svegliata e lui non c’era, sul cuscino un biglietto: Mario Brambilla è andato a comprare le sigarette. Sotto, in blu, aveva aggiunto: commenta – mi piace. Gli era tornata la febbre da face book. Lo abbiamo trovato dopo tre giorni in un grande magazzino di Milano Due. Era in uno stato pietoso. Canotta azzurra ingiallita, calzini beige con ciabatta da turista teutonico in vacanza a Bellaria e boxer extralarge macchiati di salsa cocktail e Dixel al formaggio.
Aveva riaperto clandestinamente il suo profilo. Cambiava status ogni cinquanta secondi esatti, pause fisiologiche comprese. L’ultimo diceva: Mario Brambilla viene arrestato da un amico. Credeva che fossi uno dei suoi contatti. Gli ho detto che non ero su facebook. “Non dire cavolate. Se non ci sei allora non esisti”, ha risposto. “Qui ci sono tutti, anche la mia ex delle elementari, anzi ora le mando un pesciolino canterino e ti consiglio l’amicizia!”. Sulla sua bacheca sessanta album di foto a Cefalù, Londra, Egitto e Maldive. Filmati scaricati su YouTube. E centinaia di auscatti. Mai visto tante pose in mutande da quando rubavo il catalogo Postalmarket a mia nonna. Abbiamo cercato di prenderlo con le buone. Urlava che doveva comprare il nuovo item limitato su Pet Society, il gioco più gettonato, altrimenti la gnocca del marketing, quarta abbondante bionda con meches rosa, a cui chiedeva l’amicizia, non gliel’avrebbe mai data. Poi ha avuto una crisi d’identità, perché nessuno commentava, nessuno lo taggava né pokava.
Lo ignoravano tutti, anche gli ex compagni di asilo.
Ho provato a spiegargli che facebook ha distrutto la vita ad un sacco di gente che come lui ha perso il lavoro, la fidanzata e ogni briciolo di dignità. Gli ho raccontato che un gruppo di resistenza armata per la salvaguardia dei rapporti umani chiamato psychbook ha iniziato una sanguinosa guerra contro tutti i social network al grido di “Evviva il realismo! Morte a face book!”. E’ stato inutile: mi ha chiesto se poteva diventare fan del gruppo. Mentre lo trascinavamo via si è aggrappato alla sedia. Ci ha supplicato se poteva creare un evento sul suo arresto. E magari se potevamo confermare la nostra presenza. È stato allora che abbiamo preso a manganellate il computer.

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