
L’AMORE TRA PASSIONE
E FEDELTA’
di Umberto Galimberti
Se il criterio è la passione, difficilmente potremmo smentire Tolstoj là dove dice che il matrimonio, per il solo fatto di essere una promessa irrevocabile, “è un inferno”. Il problema è capire se la passione è l’unico modo in cui può declinarsi l’amore. E questo a partire dal fatto che “passione” significa “patire l’altro”, e quindi, come ciascuno può constatare in quella condizione, perdere la propria autonomia, trascinati nella discontinuità dell’oscillazione amorosa, dove l’altro diventa il vero regista del nostro vivere o morire.
Ma accanto all’amore-passione esiste anche quello che potremmo chiamare amore-creazione, dove il rapporto con l’altro non avviene perché trascinati dalla passività della passione, ma è promosso da quell’azione che, pur non ignorando l’entusiasmo della passione, non ci si accontenta di una felicità passiva, perché vuole creare l’altro come si crea un’opera d’arte. Questo genere di amore non si alimenta di quell’evasione dal mondo tipico della passione, ma assume un impegno nel mondo, non per una decisione di fedeltà, che di per sé non è un valore, ma perché non c’è creazione che non insista sull’opera, come ogni artista sa quando nell’opera che sta creando vede il riflesso dell’espressione di sé. Per vivere a lungo in due bisogna avere uno spirito artistico e non cedere a quella concezione così diffusa che intende la libertà come revocabilità di tutte le scelte, perché là dove un amico, un amante, una moglie, un marito, al pari degli oggetti diventano intercambiabili appena l’insorgere di una passione ci trascina verso altri lidi, là dove la decisione non comporta effetti irrevocabili, non muta il corso delle cose, non produce eventi che possono essere anche irreversibili, non si costruisce alcuna biografia, non si scopre nulla di sé e tanto meno qualcosa dell’altro, ma soprattutto si scambia la libertà di scelta con una vera e propria astensione dalla scelta. Se il mondo delle relazioni viene trattato alla stregua degli oggetti che si usano e poi si gettano come passione detta, senza affaccendarsi intorno all’opera come è appunto il lavoro dell’artista che mai si accontenta della sua creazione, anche la passione si estingue, come è facile vedere nei bambini sommersi dai giochi, a nessuno dei quali riescono a dedicarsi con vera passione.
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