
Scrivere, talvolta per dimenticare.
Da quando medito e osservo, come posso, ho notato che in nulla gli uomini conoscono la verità o, vivendola, concordano su cosa sia veramente supremo o utile nella vita. La scienza più esatta è la matematica, che vive nella clausura delle sue stesse regole e leggi; certamente la sua applicazione serve a chiarire altre scienze, ma chiarisce ciò che queste scoprono, non aiuta a scoprire. Nelle altre scienze non è sicuro e accettato se non ciò che non ha nessun peso ai fini supremi della vita. La fisica conosce quale sia la vera meccanica della costruzione del mondo. E quanto più saliamo in ciò che desidereremmo conoscere, tanto più scendiamo in ciò che sappiamo. La metafisica, che sarebbe la guida suprema perché essa e soltanto essa si indirizza verso i fini supremi della verità e della vita- questa non è teoria scientifica, ma solamente un mucchio di mattoni che creano, in queste o in quelle mani, casi di nessuna forma che nessuna malta riesce a legare.
Noto, anche, che tra la vita degli uomini e quella degli animali non c’è altra differenza se non quella maniera in cui si ingannano o si ignorano. Gli animali non sanno quello che fanno: nascono, crescono, vivono, muoiono senza il pensiero, la riflessione vera o la vera percezione del futuro. Ma quanti uomini vivono in modo differente dagli animali? Dormiamo tutti, e la differenza sta solo nei nostri sogni e nel grado e qualità del sognare. Forse la morte viene a destarci, ma anche a questo non c’è risposta se non quella della fede, per coloro i quali credere è avere; quella della speranza, per coloro i quali desiderare è possedere; quella della carità, per coloro i quali dare è ricevere.
Piove, in questo freddo pomeriggio di inverno triste, come se avesse piovuto, così monotonamente, dalla prima pagina del mondo. Piove, e i miei sentimenti, come sottomessi alla pioggia, riempiono il loro sguardo inanimato verso il suolo della città, dove scorre un’acqua che non alimenta niente, non lava niente, non rallegra niente. Piove e io sento improvvisamente l’oppressione immensa di essere un animale che non sa ciò che è, che sogna il pensiero e l’emozione, raccolto, come in un tugurio, in una regione spaziale dell’essere, contento di un po’ di calore come di una verità eterna.
F. Pessoa – Il libro dell’inquietudine
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