sabato 17 settembre 2011






dal MANFRED


Odimi, odimi, Astarte,

amata, parlami! Tanto ho sofferto

e soffro ancora tanto. Guardami

La tua fossa non ti ha mutato tanto

quant'io son mutato per te.

Troppo mi amasti, come io ti amai.

Non eravamo fatti per torturarci così,

quantunque fosse il più empio dei peccati

amarci come noi ci amammo ...

Dimmi che tu non mi detesti ...

Che io sconto il castigo per entrambi,

che tu sarai del numero beato,

e io morrò ... Perché finora tutto

quel che odio cospira a incatenarmi

all'esistenza, a una vita che mi esclude

dall'immortalità, dove il futuro

è simile al passato. Non ho tregua.

Non so che cosa chiedere o cercare.

Sento soltanto quello che tu sei

e io sono. Ma, prima di morire

vorrei udire di nuovo quella voce

che era la mia musica.

Parlami! Ti ho invocato nelle notti

serene, ho spaventato gli uccelli

addormentati tra i silenziosi rami,

per chiamare te ...

Ho risvegliato i lupi montani

ho appreso alle caverne a riecheggiare

invano il nome tuo adorato; tutto

rispose, tranne la tua voce. Parlami!

Ho errato sulla terra e non ho mai

trovato a te l'uguale. Parlami!

T'ho cercato tra le stelle a venire,

ho contemplato il cielo inutilmente,

senza trovarti mai. Parlami! Guarda,

i demoni a me attorno, hanno pietà

di me che non li temo ed ho pietà

per te soltanto. Parlami! Sdegnata,

se vuoi, ma parlami! ... Dimmi

non so che cosa, ma che io ti senta

una volta ancora ...


Lord Byron

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